RECENSIONE: Spider-Man- No Way Home (2021)

Recensione velocissima e senza spoiler di “Spider-Man: No Way Home”.
Parto subito dalle cose positive: tutta la seconda parte!
Questo è quello che volevo vedere da tanto tempo nei nuovi film dell’uomo ragno.
Lo stile, il mood, quello che accade ai personaggi; mi ha fatto provare davvero forti emozioni e coinvolto appieno, come mai prima in questa nuova trilogia.
La nota dolente è che nella prima parte si è seguita troppo la linea degli altri due film, che non avevo amato tantissimo, soprattutto il secondo (salvato solo da Mysterio), e quindi troppe battutine e situazioni un po’ così così.
Ma ripeto, la seconda parte mi ha davvero colpito e so che lo farà anche a tanti di voi.
Non aggiungo altro ma ci sarebbe tantissimo altro da dire.

RECENSIONE: Il Potere del Cane (2021)

Non sapevo assolutamente nulla di questo film.
A parte il cast di prim’ordine e la regia di Jane Campion.
Poi ovviamente mi sono incuriosito dopo aver visto che è stato nominato a 7 Golden Globe (Ne ha vinti 3 ieri:”Film Drammatico, Regia e Attore non protagonista”) e che la Campion si è portata a casa il premio per la regia a Venezia.
Al primo impatto pensavo di trovarmi davanti un classico western e invece è davvero tutt’altro.
Un’opera che scava nell’animo umano di ogni personaggio e che mette in risalto le loro forze e debolezze.
Il personaggio interpretato da Benedict Cumberbatch (sempre straordinario) si mostra al mondo in un modo ma dentro di sé ha una terribile battaglia interiore su quello che è realmente.
Un grande plauso anche a una Kirsten Dunst davvero convincente nel ruolo di una madre che sta piano piano scivolando dentro ad un abisso, e a Kodi Smit-McPhee.
La sua parte è davvero quella con più sfaccettature e che ci fa rivalutare completamente la trama del film diverse volte durante la visione.
Penso che questi tre attori possano avere grandi possibilità per gli Oscar di quest’anno come la Campion per la regia.
Una regia fatta di grandi spazi aperti e poi subito dopo inquadrature ravvicinate e intime.
Un film difficile, di certo non per tutti, che alla fine lascia davvero un segno a chi è riuscito a coglierne i significati.

RECENSIONE: Don’t look up (2021)

Questo è il genere di film in cui ridi, a volte anche di gusto, e poi inizi a pensare “Ma perché c@zzo sto ridendo”!?.
Un’opera quella di McKay, che con il suo solito stile ci sbatte in faccia quello che è diventata la nostra società.
Tanti personaggi volutamente super esagerati o stereotipati ma alla fine il messaggio è quello che conta, e penso che si capisca forte e chiaro.
Basta avere un filo di intelligenza.
L’idea della cometa che si sta per abbattere sulla terra, in fase di scrittura rappresentava il cambiamento climatico che sempre più velocemente sta distruggendo la terra (e noi non stiamo facendo nulla per salvaguardarla) ma ora può rappresentare benissimo la pandemia.
Se nel 2006 il film “Idiocracy” ci mostrava come il mondo sarebbe diventato nel futuro, governato e popolato da totali imbecilli, questo film invece ci mostra che quel futuro è adesso e ormai ci possiamo fare ben poco… solo una cometa può migliorare le cose.
Facendoci estinguere.

RECENSIONE: Being The Ricardos (2021)

Non ne avevo sentito parlare molto di “Being the Ricardos” su Amazon Prime Video ma quando ho letto del cast e della storia vera di cui parla la mia curiosità è salita e poi dopo la vittoria di Nicole Kidman ai Golden Globe ho deciso di guardarlo subito… e per fortuna che l’ho fatto!
La storia è quella di Lucille Ball e suo marito Desi Arnaz che negli anni 50 erano protagonisti della sitcom “I Love Lucy”, che faceva una media di 60 Milioni di spettatori ad ogni puntata!!!
La trama si concentra in una settimana cruciale per entrambi, quella in cui nel 1952 Lucille viene accusata di essere comunista, in un periodo in cui la cosidetta “paura rossa” dilagava negli Stati Uniti.
La sua carriera è appesa ad un filo mentre anche la sua vita privata va a rotoli.
Una storia molto ma molto americana e forse per noi difficile da comprendere fino in fondo ma come sempre quel genio di Aaron Sorkin (Oscar alla sceneggiatura di “The Social Network”, creatore di “West Wing” e già regista de “Il processo ai Chicago 7” ) riesce a suo modo a coinvolgere il pubblico con una narrazione fatta di flashback sul passato della coppia protagonista e un ottimo ritmo.
La Kidman, già somigliante di suo alla Ball (ma comunque con diverso Makeup sul viso per essere quasi identica) ha fatto un lavoro straordinario nel mostrare la diversa Lucille che troviamo sul set, nel dietro le quinte e nelle mura domestiche.
Potrebbe davvero arrivare per lei la seconda statuetta in carriera.
Però quello che mi ha colpito ancora di più è Javier Bardem.
Straordinario nella parte del marito, istrionico, amato da tutti e voglioso di aiutare sempre la moglie (o forse solo se stesso?) ma anche fedifrago e bugiardo.
Un ruolo da vero protagonista ai livelli della Kidman.
Se vi piacciono i biopic di alto livello questo di sicuro fa per voi!