/ Paolo Villaggio… una vita da Fantozzi.

“Ero un perdente, come Fantozzi. Ecco perchè quel film mi è venuto bene. Sono un attore mediocre, mica bravo come Tognazzi, Giannini o Mastroianni. Era l’autoritratto di un perdente che conoscevo bene. Era una specie di confessione.”

“Io Paolo avevo l’aspetto da duro, invidioso e cinico, più tutti i difetti possibili, ma il più grave era un’assoluta insicurezza di cui conoscevo i contorni e i motivi.
Fantozzi è sicuramente vivo in questi ultimi tempi, in questi ultimi anni. Il Fantozzi degli anni del “Boom”, quando erano tutti ricchi e l’Italia era il quarto paese industrializzato del pianeta, era un’eccezione, faceva ridere.”


“Adesso sinceramente, l’italia è diventato un paese piuttosto povero. C’è gente che non lavora, i giovani fino a quarantanni vivono in casa della nonna.
Quindi direi che Fantozzi non fa più tanto ridere, ma lo si può amare in quanto ti libera dal timore di essere isolato da quel tipo di incapacità ad essere competitivi. Ti rendi conto che Fantozzi, lo sono diventati il 99% degli italiani e la parte restante è fatta di grandi ladri.”


“La gente si è riconosciuta. Mi dicevano che Fantozzi somigliava a un amico, allo zio, a un collega perché non avevano il coraggio di dire che loro stessi erano uguali, e così volevano insabbiarlo. Quando lo ammisero, ridendo, fu una liberazione collettiva fondamentale.
Grazie a Fantozzi ho fatto in modo che alcuni neppure si accorgessero di essere nullità. O al limite ho fatto sì che non si sentissero soli.”

Fonte: Se7enth Art

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