/ Recensione: “MERCOLEDÌ” (Serie Tv – Netflix)

La notizia di una serie creata da Tim Burton ed incentrata sulla figura di Mercoledì Addams aveva ovviamente attirato la mia attenzione e non vedevo l’ora di iniziarla. Alla fine delle otto puntate penso che questa serie Tv sia ottima per il suo pubblico di riferimento, cioè un target molto giovane, o chi ha voglia anche di qualcosa di leggero, con quella spruzzatina dark alla Burton che non guasta e che da un tono diverso ad una storia comunque molto semplice, fatta di amicizia, diversità e misteri da scoprire.

Ma da buon quasi quarantenne, e spesso troppo critico (mannaggia a me), ho fatto fatica ad entrare in sintonia costantemente con quello che avveniva in ogni puntata e ritengo che forse un film sarebbe stata la scelta più giusta per lo sviluppo totale della trama.

Visto come è terminata la serie penso che spesso certe situazioni siano state allungate troppo, solo per arrivare a coprire gli otto episodi ma senza mai realmente approfondire, mentre in altri casi mi è dispiaciuto che il tutto sia stato davvero frettoloso, che manco in C.S.I risolvono così presto i casi. Fra tutte la puntata con la famiglia Addams al completo. In neanche un’ora tutto è andato a scatafascio, per poi chiudersi come se nulla fosse… un vero peccato.

Peccato perché a me piace molto lo stile e l’umorismo della famiglia Addams, dai tempi della sitcom degli anni 60, fino ai film anni 90, e qui utilizzare così poco questi splendidi personaggi (soprattutto Zio Fester) mi ha fatto sentire la loro mancanza.

Ovviamente però non si può dire che Jenna Ortega non abbia davvero messo tutta se stessa in questo ruolo. Il suo sguardo fisso in realtà dice spesso più di mille parole, e il suo non sbattere mai le palpebre ci inquieta come non mai. Ha dato di sicuro carattere al suo personaggio, rendendolo moderno e anche se al suo fianco nel cast c’è la Mercoledì Addams anni 90 (Christina Ricci) non si è fatta influenzare ed è andata avanti per la sua strada, nel bene e nel male.

Penso che alla fine un plauso vada fatto soprattutto a “Mano”, di sicuro il “personaggio” (passatemi il termine) più vero e umano di tutti, sempre pronto ad aiutare, mettendosi più in volte in pericolo, come solo un vero amico farebbe.

Per chiudere penso che i capolavori di Tim Burton, e le sue idee più brillanti, siano ormai un ricordo, ma questo lo dico da quasi quarantenne che forse non capisce che lui ora è riuscito rendere le sue trame fruibili ad un pubblico giovane e moderno, mentre io sono continuamente ancorato al passato…

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